Sulla intranet della Regione Toscana è pubblicata la spiegazione di cosa sia la produttività di eccellenza. Alla voce “come viene valutata” ai punti 2 e 3 ci sono in bella vista le radici antisindacali e discriminatorie di una certa sottocultura che sta prendendo piede nella nostra amministrazione, altroché pari opportunità.
Infatti i criteri di attribuzione comprendono:
- - al punto due “garanzia e continuità nella presenza…anche rivedendo la propria pianificazione della presenza in servizio”: andare a prendere un bambino a scuola, curare un anziano, il famoso lavoro di cura, viene visto come un elemento che impedisce di lavorare al livello dell’eccellenza, si tratta dell’esatto opposto delle politiche di pari opportunità. Aggiungiamo poi che una persona è appunto una persona e non solo un lavoratore e quindi ha propri impegni e tempi che riguardano la vita non lavorativa che devono essere un diritto imprescindibile.
- - Al punto tre: “…la dimostrata disponibilità e reperibilità anche oltre l’orario di servizio anche nel caso in cui non siano previste specifiche indennità”. In questo caso “oltre l’orario di servizio e senza indennità” sembra ai miei occhi una richiesta di lavoro nero e non retribuito: antisindacale e, mi pare, anche anticostituzionale. Stupisce quindi che un qualsiasi sindacato abbia accettato un criterio del genere. Va notato che il riferimento alla “dimostrata disponibilità” aggiunge il dato discrezionale, non è detto che si debba svolgere lavoro non retribuito, basta la disponibilità, non si capisce dimostrata in che modo.
A tutto questo va aggiunto lo specchietto “Valutazioni prestazioni del personale – criteri comuni” con i “criteri” per le valutazioni (tutte, non solo quelle di eccellenza, si trova nel blog cobas). Uno vedendo il termine “criteri” si aspetterebbe gli elementi per decidere se il lavoratore svolge bene il suo lavoro, qualsiasi essi siano, invece gli estensori indicano la quota in percentuale per ognuno dei livelli e non come arrivare alla quota percentuale, che dovrebbe dipendere dalla concreta realtà e non da una schematica, predeterminata e pregiudiziale fantasia. Un po’ come quei docenti che fanno le ricerche a partire da risultati preconfezionati (non ipotesi che sarebbe corretto, ma risultati preconfezionati), che non dipendono quindi dalla lettura della realtà ma dalle esigenze della committenza. In questo nostro caso ridurre i nostri redditi con varie giustificazioni.
A ben guardare il limite del 30% per l’eccellenza opera in modo simile: l’attribuzione non dipende da un lavoro ben fatto ma ha un limite irragionevole e predefinito: oltre e malgrado la realtà. In più definito in base a criteri che sono appunto antisindacali e discriminatori nei confronti di chi oltre al lavoro ha altri impegni, per esempio il lavoro di cura, che nella nostra società sono ancora le donne a svolgere in massima parte.
Marvi Maggio
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Ai proprio ragione ma,se i sindacati hanno permesso al Prof.Brunetta di stravolgere la legge 165 e di realizzare la legge 150 che addirittura perevede che non ci sia più la concertazione,be siamo proprio alla frutta.
Ma la cosa più grave e che accettiamo, tutti in maniera supina
che questo governo delegifera e non legifera.
Guarda la legge 150 e 165 anche nei numeri si va a ritroso.
cordialità
sabino