CGIL-CISL-UIL non vogliono che facciamo assemblee. Ci vogliono invisibili e senza diritti.
Niente si deve dire su cosa concordano con l’amministrazione.
Non dobbiamo raccontare della loro disponibilità a sottoscrivere quanto richiesto dall’amministrazione.
Non dobbiamo raccontare della loro nausea di fronte alle nostre proposte di redistribuzione “fra tutti”. Nausea che sparisce quando gli aumenti sono “per tutti” i dirigenti.
Noi non siamo sindacalisti di mestiere, ci battiamo per quello che reputiamo giusto e non per dovere di appartenenza.
Ascoltiamo, ci chiariamo i dubbi nel confronto, camminiamo domandando.
Ci ispiriamo all’acqua, bene comune per eccellenza, assolutamente trasparente ed in continuo movimento.
Per questo, pur sapendo che il vero scopo di CGIL-CISL-UIL è quello di non parlare di quanto uscito dall’assemblea di venerdì, raccontiamo, per filo e per segno, tutta la vicenda dell’assemblea del 18 aprile.
Nella plenaria RSU del 2 aprile continuiamo a richiedere la convocazione di un’assemblea generale che porti ad un confronto fra tutte le componenti RSU ed i lavoratori su quanto sottoscritto con l’Amministrazione. Ricordiamo che la RSU ha deciso a maggioranza (15 contro 12) la sottoscrizione dell’accordo economico del 7 febbraio 2008.
La nostra richiesta fa riferimento all’articolo 15 comma 1 del regolamento RSU:
“La RSU adotta, come metodo di lavoro, quello della consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici sulle trattative in corso” e successivo comma 6:
“Nel momento in cui viene raggiunta l’ipotesi di accordo la RSU convoca nuovamente l’assemblea dei lavoratori dalla quale riceve un mandato conclusivo”
C’è stato risposto dalla CGIL che per loro il confronto con i lavoratori era prematuro e che intendevano effettuarlo solo a conclusione di tutti gli argomenti contrattuali (indennità, progressioni verticali, produttività d’eccellenza).
Abbiamo fatto presente che dopo due mesi dall’accordo economico siglato il 7 febbraio e dopo l’accordo sulle posizioni organizzative e le progressioni orizzontali era per noi indispensabile un confronto con chi ci ha eletto e che avremmo provveduto a convocare l’assemblea. Nessuno si è opposto.
Fin dal 1998, anno della prima elezione RSU, è prassi consolidata che ogni lista presente in RSU ha il diritto di convocare assemblee sindacali. E’ nella natura elettiva dell’organismo, facciamo un esempio banale: qualsiasi gruppo presente nel Consiglio Regionale prende le proprie iniziative tipo Consiglio Regionale – gruppo consiliare Alleanza Nazionale.
Non è possibile per la maggioranza del Consiglio impedire questo esercizio di democrazia rappresentativa.
In ottemperanza all’articolo 15 comma 2 del regolamento della RSU:
“quando un gruppo di lavoratori solleva una questione specifica, il rappresentante interpellato ne da’ immediata comunicazione al comitato di coordinamento e provvede ad indire l’assemblea dei lavoratori e lavoratrici interessati.
Massimo Cervelli ha inoltrato, come fa da 10 anni, la richiesta di rito alla dirigente delle relazioni sindacali e alla sala mensa – tutto in data 8 aprile.
Nel pomeriggio del 16 aprile riceviamo la comunicazione, seguita da telefonata, della dirigente Volpi che l’autorizzazione (automatica dopo tre giorni dal preavviso) ci veniva negata.
Nella mattinata del 17 aprile chiariamo la natura della nostra richiesta, in linea con la prassi consolidata della RSU e su cui nessuno, nè nella plenaria del 2 aprile, nè nel successivo comitato di coordinamento della RSU del 15 aprile, aveva avuto da ridire.
L’amministrazione fa le sue verifiche e concede l’assemblea.
L’assemblea vede una bella partecipazione nonostante vengano diffuse le voci che non sia autorizzata.
L’esito dell’assemblea e tutti i documenti contrattuali sono su questo blog.
Questi i fatti.
Furbo, in italiano, è chi sa provvedere abilmente al proprio interesse e su questo terreno non abbiamo veramente niente da insegnare a Tonarelli & Soci.
Noi non scendiamo sul loro becero livello di provocazione. Vogliamo sottoporre all’attenzione generale alcune riflessioni.
Negare il diritto d’assemblea ad una forza sindacale che ha il 32,4% di voti ed 11 delegati su 33 significa imbavagliare l’opposizione. Purtroppo per loro il muro di Berlino è caduto nel 1989 e le dittature latinoamericane fanno parte di un’altra stagione . Regimi dove prima venivano fatti sparire i diritti e poi le persone.
CGIL-CISL-UIL si pongono come una CASTA che pretende per legge il monopolio della rappresentanza sindacale.
Addirittura, per negare il nostro diritto all’assemblea, si rifanno ad una nota ARAN (agenzia negoziale della pubblica amministrazione) che dovrebbe essere la loro controparte!
Queste cose non le diciamo solo noi, segnaliamo il libro indagine sui sindacati confederali del giornalista de l’Espresso Stefano Livadiotti “L’altra casta“
Ricordiamo che, fu Bassanini, ieri amico della CGIL, oggi consulente di Sarkozy, ad introdurre il concetto di maggiore rappresentatività nazionale.
La rappresentatività, ed i permessi, spettano ai sindacati che ottengono una media del 5% tra iscritti e voti alle RSU su base nazionale.
A tutela del monopolio CGIL-CISL-UIL il voto non avviene su liste nazionali, ma sulla somma delle liste presentate aziendalmente – garantendo struttura storiche e finanziariamente potenti.
Come Cobas ci battiamo per una vera democrazia sindacale che rispetti almeno i seguenti criteri:
- 1) la rappresentanza nazionale di categoria andrebbe stabilità mediante elezioni su liste nazionali, che consentano ad ognuno di votare per il sindacato che preferisce;
- 2) non raggiungere la rappresentatività e i conseguenti diritti in un’elezione non deve impedire a chi non la ottiene di riprovarci alla successiva, conservando i diritti di assemblea e propaganda nei luoghi di lavoro;
- 3) nelle elezioni delle RSU non ci devono essere quote garantite a nessuno, come invece avviene ora nel lavoro privato (33% assegnato ai confederali indipendentemente dai voti ottenuti);
- 4) alle elezioni a qualsiasi livello devono potere partecipare anche i precari in servizio;
- 5) i dipendenti nei luoghi di lavoro privato e i pensionati devono potersi iscrivere, mediante trattenuta in busta-paga, a qualsiasi sindacato, e non solo a quelli considerati “rappresentativi” dalla controparte;
- 6) ogni accordo, a carattere locale o nazionale, va sottoposto a referendum vincolante tra i lavoratori.
Questo insieme di elementari regole richiederebbe una legge sulla rappresentanza sindacale davvero democratica: ed essa resta per noi obiettivo fondamentale.
MERCOLEDI’ 7 MAGGIO ALLE ORE 16 MANIFESTAZIONE ALLA PRESIDENZA DELLA GIUNTA REGIONALE IN VIA CAVOUR 18
23 APRILE 2008 COBAS REGIONE TOSCANA
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PER MEMORIA
Come funziona il sistema dei permessi sindacali in Regione Toscana lo spiegavamo nel novembre del 2004 con il testo seguente.
Da allora l’amministrazione regionale si è guardata bene dal fornirci i dati aggiornati su deleghe e permessi.
Di sicuro, con la crescita elettorale, la quota a noi tolta è aumentata. Una edificante storia italiana del nostro tempo.
PERMESSI SINDACALI E DEMOCRAZIA SINDACALE
Nel 1998, contestualmente all’accordo che stabiliva l’elezione delle R.S.U., togliendo finalmente la riserva del 33% in favore di CGIL-CISL-UIL, governo e sindacati (confederali ed autonomi) firmavano un accordo truffa sui permessi sindacali.
Sulla base di questo accordo, fatto su misura per le burocrazie sindacali, che hanno visto salvaguardati i distacchi sindacali, la ripartizione dei permessi sindacali avviene assegnandone 1/3 alla RSU e 2/3 alle organizzazioni sindacali aziendali (ma solo quelle maggiormente rappresentative a livello nazionale)
E’ una doppia truffa:
1) Per l’elezione delle r.s.u. sono state sciolte le rappresentanze sindacali aziendali, consentendo alle organizzazioni di mantenere propri terminali associativi. Con questa ripartizione il soggetto attivo della vita sindacale non è certo la RSU a cui spetta solo 1/3 dei permessi, a fronte dei 2/3 concessi ai “terminali associativi delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.
2) Dall’attribuzione dei permessi sono escluse tutte le organizzazioni sindacali che non hanno il requisito della maggiore rappresentatività nazionale definito nel 1998 dal ministro Bassanini.
Ma ecco cosa avviene sulla ripartizione del monte ore permessi sindacali in Regione Toscana, decreto 3480 del 16.6.2003: 1605.09′ per le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e 1174.30′ per le RSU (circa 39 ore annue per ciascuno dei 30 componenti. Significa che non c’è neppure il tempo per riunirsi 1 riunione al mese di 3 ore esaurisce già le ore a disposizione). Parliamo del 2003 perché nel 2004 l’amministrazione non ha fatto nessun conteggio.
OO.SS VOTI DELEGHE MEDIA ORE
|
CGIL |
57.13% |
52.39% |
54.76% |
878.59 |
|
CISL |
17.45% |
13.67% |
15.56% |
249.46 |
|
UIL |
13.13% |
13.18% |
13.15% |
211.04 |
|
CISAL |
12.29% |
20.76% |
16.53% |
265.20 |
Come si vede da questa tabella spariscono, anche al fine del calcolo del 100%, il Cobas ed il Sidert. Vengono CANCELLATI I VOTI E LE DELEGHE.
E’ questa la democrazia sindacale? E’ questo il ruolo dato alle RSU?
Ecco come sarebbe la ripartizione dei permessi sulla base dell’effettiva consistenza di voti e deleghe
OO.SS VOTI DELEGHE MEDIA ORE
|
CGIL |
36.68% |
318 = 41.40% |
39.04% |
626.39 |
|
COBAS |
29.95% |
90 = 11.72% |
20.84% |
334.31 |
|
CISL |
11.20% |
83 = 10.80% |
11.00% |
176.34 |
|
UIL |
08.43% |
80= 10.41% |
09.42% |
151.12 |
|
CISAL |
07,89% |
126 = 16.40% |
12.14% |
194.52 |
|
SIDERT |
05.85% |
65 = 8.46% |
07.15% |
114.46 |
|
ALTRI |
00.00% |
6 = 0.81% |
00.41% |
006.35 |
Uno scippo formidabile di permessi (per noi pari a 334 ore e 31 minuti) e diritti che mira a rendere impossibile l’azione e l’agibilità sindacale per chi non dice sempre sì.
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Leggi anche:
- Comunicato di CGIL-CISL-UIL;
- Basta con la casta, diritti sindacali per tutti;
- Diritti sindacali;
- Riconoscimento del Cobas come organizzazione sindacale;
- Risultati elettorali RSU
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