Pubblichiamo la risposta di Katia Troisi a Massimo Cervelli sul fatto che poche donne si siano candidate e siano state elette nella RSU:
Scusa Massimo,
per prima cosa sono veramente soddisfatta dall’esito di queste elezioni!
Ora vorrei aggiungere una piccola nota riguardo la poca presenza femminile (che purtroppo, e con molto rammarico, devo dire è reale!).
Come già avevi elaborato nel quadro riassuntivo, prima delle elezioni, negli altri sindacati (CGIL-CISL-UIL) i delegati che si presentavano alla RSU coincidevano spessissimo con le PO.
Il COBAS … purtroppo è la sede principale di “diversi”? Non so che termine usare? Nessuna PO e spesso le/gli iscritti sono di livelli B e C…. molte donne!
Donne che non riescono ad arrivare a fine mese con lo stipendio.
Donne che hanno “per la testa problemi di sopravvivenza reali”.
Donne sole con bambini da seguire a scuola! Quindi l’impegno di dover partecipare a incontri o quanto altro, grava molto sulla gestione del tempo giornaliero che uno ha a disposizione!
Chiaramente io rientro in questa categoria. Donna sola con figlia che cerca di sopravvivere tra un risparmio e l’altro … (e intendo i risparmi nel fare la spesa …. sei sempre alla ricerca dell’offerta, dello sconto o altro ….cioè per risparmiare soldi si perde del tempo per raggiungere i luoghi dove ti hanno detto che ci sono delle offerte!!!!)
Si può dire che in Regione esiste questa fascia di donne che non possono scegliere di avere le pari opportunità che hanno gli uomini????
Verrebbe da dire che, in fondo, a lavorare bisogna venire e quindi una donna può fare parte dell’RSU: le ore di lavoro vanno fatte ugualmente
Risposta … guarda caso le qualifiche basse fanno tutte lavoro di manovalanza …. (Nonostante diploma e a volte idoneità al livello C, ma con lo status giuridico ancora nel livello B, !) questo per dire che se manchi un giorno … il giorno dopo trovi il lavoro raddoppiato perché sei la sola persona che lo fa e quindi il carico ricade tutto sulle tue spalle! Morale!!!
Donne che si candidano e chiedono a viva voce di far parte dell’RSU? Pochissime ma non per colpa loro!!!!
Nella teoria è facile fare propaganda … nella pratica non è così!
Mi viene in mente un test che uscì su un settimanale …alcuni anni fa, mi dispiace ma non ricordo quale settimanale era, dove venivano poste alcune domande a uomini con figli tipo:
¡¤ Conosci i nomi di almeno 5 compagni di classe di tua figlia/o?
¡¤ Hai i numeri di telefono di alcuni genitori della classe di tua figlia/o?
¡¤ Che numero di scarpe porta tua figlia/o?
¡¤ Sai a che ora inizia l’attività sportiva pomeridiana di tua figlia/o?
¡¤ Sai quando devi comperare il detersivo per la lavatrice?
¡¤ Sai quanto costa 1 kg. di pane o un litro di latte?
¡¤ …..
le domande continuavano … Bene quasi nessuno dei “babbi” sapeva rispondere a questi semplici-banali quesiti!!!
Le conclusioni mi sembra che non hanno bisogno di essere tratte!
Ciao e a presto ….
Katia
P.S.: oggi avevo un colloquio, su appuntamento, con la prof. di mia figlia … Ho preso permesso personale alle 11,05 …. Rientro ore 12,04 …… un’ora da recuperare!! Per una come me che lavora tutti i giorni e che riesce a fare un po’ di recupero orario a forza di 10′ 15′ o 20′ giornalieri (quando è possibile!!!!!) Pensate quanti giorni per recuperare un’ora!!! … per non parlare poi del mercoledì (tutti) che esco (sempre per motivi inerenti mia figlia) alle 13,15 …. Quindi altre 2 ore in questa settimana da recuperare!!!! Non ho altro da dire!
Postato in: COBAS in REGIONE, PARI e DISPARI, PENSIERI



Anche io sono molto contenta del risultato ottenuto dai cobas.
La presenza di noi donne da far crescere è un nostro problema (di donne e
uomini). Sulle cause della situazione attuale voglio aggiungere un altro
punto di vista rispetto a quello di Katia.
Se fosse solo una mancanza di tempo per carichi da lavoro domestico e in
particolare per i figli, il problema sarebbe qui ma soprattutto altrove: lavorare
meno tempo, avere più tempo per sé, modificare la ripartizione dei compiti
fra uomini e donne nella famiglia, ma soprattutto rivendicare e inventare
servizi e spazi che aiutino ad assolvere quei compiti “riproduttivi” (lavoro di
cura e domestico che dir si voglia) in modo più socializzato.
Ma il problema non è solo questo: se il problema fosse quello le donne che
non hanno fatto figli (come me) o che hanno figli che oramai badano a sé
(adulti) non avrebbero alcun problema di discriminazione. Invece la
discriminazione, la scarsa considerazione, il sessismo agisce in modo
sotterraneo e pervasivo e nega sé stesso: il problema non c’è, dicono
alcuni, non c’è più, è roba del passato, salvo vederne i risultati. Le cause del
sessismo e della nostra esclusione sono una cultura (purtroppo molte troppe
culture sono accomunate da questo) che sminuisce il femminile, ma
soprattutto che riduce il femminile a stereotipi e a percorsi obbligati che non
lasciano scelta: qualcun altro (chiamiamola cultura dominante) definisce
cosa è essere femmina e se tu e molte delle altre non stanno nello schema
siamo noi a non essere normali.
La cura socialdemocratico /pds (vedi tema pari opportunità delle RT) è
rendere un po’ più agevole il doppio lavoro di cui parla Katia. Altre soluzioni
vanno trovate invece: per esempio servizi pubblici e/o autogestiti per il
lavoro di cura e domestico.
Ma la cultura che è contro la libertà delle donne (contro l’autodeterminazione
e l’autonomia) e non riesce a considerarci per quello che siamo, quella si
annida dappertutto anche fra i pensieri di alcune donne ed è quella che
impedisce la nostra collaborazione, il nostro esserci.
E l’altro punto è la mancata considerazione dei nostri problemi:
- la violenza contro le donne di cui si è parlato nella manifestazione del 24
novembre, che assordantemente manca in tutti i discorsi contro le logiche
securitarie e che noi abbiamo collettivamente saputo mettere sotto gli occhi
di tutti,
- il fatto che siamo meno pagate a parità di lavoro: finiamo e restiamo ai
livelli più bassi, perchè non lo si ricorda mai? Sarebbe per la disponibilità
delle donne ad accettare il lavoro precario, part time, cococo, o perchè per
noi non c’è scelta fino a che il problema non diventa sindacale, collettivo?
Queste carenze nei dibattiti mi ha sempre colpito ma mi dicevo: c’è anche
altro che va detto, su cui sono d’accordo, ma adesso è arrivato il momento di affrontare e vedere questi aspetti.
Sono contenta che se ne parli perchè fino a che non è diffusa la
consapevolezza che un problema c’è, fino a che se ne nega la presenza la
possibilità di andare aventi e superarlo manca del tutto.
Un abbraccio a tutti,
Marvi